• Who’s the refugee?

    A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico». Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager.

    Così scriveva Primo Levi da Aushwitz. Il parallelo è tristemente attuale se pensiamo a quello che sta accadendo oggi rispetto alla migrazione. La paura del diverso, che nasce soprattutto da pregiudizi, si sta allargando a macchia d'olio. Ciò è dovuto in gran parte ai falsi racconti dei media e alle strumentalizzazioni dei partiti politici, che preferiscono perseguire scopi elettorali invece che assumersi la responsabilità di trovare soluzioni accettabili e degne per creare le basi di una convivenza pacifica. Bisognerebbe spiegare alla popolazione che il rischio percepito non è reale, mentre tutti sembrano impegnati a sfruttare “l'infezione latente” per prendere voti. Si instaura così un clima piuttosto teso, fatto di leggi antidemocratiche, sgomberi e colpevolizzazioni che non hanno ragion d'essere.

    La percezione che ne emerge è quella di un'invasione, assolutamente sconfessata dai numeri. Al contrario, bisognerebbe affermare con forza la verità e dire che oltre alle ragioni umanitarie, prime e indiscutibili leve dell'accoglienza, sono tanti i motivi - non da ultimi quelli economici - che dovrebbero spingerci a creare un sistema inclusivo e funzionale. Ma la macchina del consenso sceglie di scatenare la famosa “guerra tra poveri”, aizzando la popolazione provata dalla crisi economica contro chi non ha altra possibilità se non quella di emigrare.

    _Questo progetto è stato realizzato per Pensare Migrante 2, la tre giorni sull'immigrazione organizzata da Baobab Experience_

    Abbiamo deciso di fotografare i nostri amici migranti e i volontari di Baobab Experience, di mischiare i loro ritratti e di chiedere agli spettatori di indovinare chi tra loro sia rifugiato e chi no. Si tratta di un esperimento molto semplice, che però dimostra quanto i preconcetti e i condizionamenti culturali influiscano sulla percezione del fenomeno. Dimostra anche come la paura dello “straniero” non abbia tanto a che fare con la nazionalità o con il colore della pelle, quanto piuttosto con la povertà.

  • I fenicotteri viaggiano di notte

    Lesvos Island, 2016 foto, video e testo di Francesca Maceroni e Emanuela Laurenti   I fenicotteri viaggiano di notte. Si spostano in gruppo, compiendo lunghe traversate. Per gli induisti sono il simbolo dell'anima che migra dalle tenebre alla luce. Luce è speranza, buio è paura. La speranza è ciò che tiene in vita, che spinge a partire, a cercare di salvare se stessi, i propri fgli, i propri simili. È il cibo dell'istinto di sopravvivenza, è il motivo per cui migliaia di persone ogni giorno scappano dalle proprie città, dalle proprie case. Il buio è ciò che hanno visto e vissuto, ma è anche il colore del viaggio. I barconi che partono dalla Turchia per approdare a Lesbo solcano il mare notturno, confdando nella copertura che l'oscurità offre. Approdano sulle rive isolane alle prime luci dell'alba, e il circolo vizioso ricomincia. Un nuovo giorno, una nuova luce, un nuovo inizio. E poi ancora la notte.
       
  • In the need of moon

    Italy, 2015-2016

    A million, or maybe two. It is not known precisely. But among regular contracts and jobs in black, more or less that is the amount that can be reached. They are domestic workers, caregivers, baby-sitters, nannies or how you want them to call. Arriving in Italy from countries in economic difficulty, particularly from Eastern Europe and the Philippines, but also from Latin America or Africa. They all leave for the same reasons. To escape destitution, to support the family, to give a future to the children. These same children who, in most cases, they leave behind them, trusting them to grandparents and close relatives and suffers in silence and lack, hoping every day to find a way to be joined. These same children who will grow up trying to find a balance between a sense of abandonment, anger, blame themselves and at the same time aware of the parents' sacrifice. In some extreme cases, those children will kill themselves. This particular migration phenomenon (altro…)

  • Les mineurs isolé étrangers

    Lyon, 2014-2016

    Every year, thousands of children arrive in Europe alone, without parents or relatives. They come from countries at war or afflicted by the sourge of poverty. They flee from archaic systems that allow mistreatments, abuses, violence or constrictions. They run away from combined marriages, infibulation, child forced lever or hostile family environments. They look for a way out, hoping to live a better life. In France, these guys they are welcomed and protected until they are eighteen. They are called Mineurs Isoles Etrangers, foreign isolated minors. Specific structures, so-called Maisons, widened and welcoming family homes, help these youngsters with different ages and backgrounds, trying to provide them an environment as similar as possible to how the familiar one should be. It's here where they spend their adolescence and, often, their childhood. It's here that they are being looked after and cared, raised and loved. Here are welcomed not only foreigners, but also french kids, for short or long periods. At least until their families can recover financially or solve the other problems that caused the distancing. The guys play, go to school, practise sports and take care for the Maison. Educators assign them different tasks to increase their sense of responsibility and teach them the rules of peaceful and civil coexistence. They live together, in double or single rooms, they eat together and together they do recreational and educational activities. At the end, they become a family. And they feel so lucky to have found someone to help them, because they know to how many others the possibility to change their fate was denied.

         
  • Holy

    West Bank, 2015
  • Postcards from Romania

    Romania, 2014-2015

    Since the revolution of 1989, that ended the Nicolae Ceaușescu’s communist dictatorship, Romania had to struggle with many social issues: economical crisis, high rate of unemployement, migration, very low salaries and big corruption, and so on. Even after the entrance in the European Union, in 2007, the situation is still difficult. The funds the country received have not been well administrated and used the proper purposes they were dished for, such as the improvement of public transportation or the implementation of new infrastructures. The Western life models invaded the ex-socialist Romania, creating consumerist new generations and an incresing demand of technological devices and brand clothes, big houses and fun. The result is a divided society. While young people are exactly the same we can find in each european country, the old one is visibly marked by hardship suffered, it is discouraged and tired, sad and alone. As the famous romanian writer Nicolae Petrescu wrote, “The youth takes fire in the veins, the old age just tries to shake off the soot”.